Mese: novembre 2016

UN TEMPO PER ACCENDERE LUCI

 

Con l’Avvento riparte tutto. Inizia il nuovo anno liturgico, il tempo secondo Dio si intreccia con il nostro tempo; così lo scorrere dei giorni, ci ricorda la liturgia, per il cristiano diventa tempo sacro, tempo in cui la strada di Dio si incrocia con la strada degli uomini e diventa storia di salvezza. Dio ci sta salvando. Ancora. Oggi. Ogni tanto è necessario ricordarci che il tempo scorre, che la storia passa, anche se tante volte si ripete e anche se tante volte da ciò che la storia ci consegna non impariamo nulla, o poca cosa, per il tempo presente quasi non fosse più “maestra di vita”. Oggi ripartiamo con lo sguardo rivolto a ciò che saremo quando il Signore della storia tornerà sulle nubi del cielo. Tra il presente che viviamo e il futuro che ci attende c’è l’Avvento, il tempo di attesa. E in questo tempo di attesa che si fa? Stiamo come seduti in fianco a una storia che, seppur in continua agitazione, sta partorendo cose nuove, germogli di vita, germi di vita eterna. Nel buio si accende una luce: è la speranza cristiana, è la certezza che il nostro futuro è sempre nelle mani di Dio.
Noi viviamo in “uno stato di insistente penombra in cui tutto avanza con le sembianze di un fantasma e nella quale ci si addentra con circospetta prudenza. I molti lampi che attraversano il cielo sono folgori che seminano inquietudine consumando il fragile capitale della speranza” (G. Zanchi). Dentro questo scenario al quanto realistico noi umani assumiamo atteggiamenti diversi. Qualcuno cammina contando i passi con il barlume irrealistico del “casomai torno indietro”, qualcuno cerca segni nascosti, suoni o profumi familiari che lo portino fuori dalla situazione. Qualcun altro attende che la situazione si risolva da sola.
Ciò che stiamo vivendo non è molto diverso dai tempi di Noè in cui tutti vivevano preoccupati del presente, incastrati dentro logiche perverse in cui il proprio io arrivava fino al cielo, al punto di sovrastare quel Dio che non sembrava più rispondere alle esigenze degli uomini, ma che anzi sembrava essersi allontanato dalla storia. La storia sembra ripetersi oggi, concentrati sul nostro presente ci sembra di non dover pensare ad altro se non a lasciare che il tempo faccia il suo corso…e le lamentele ci intasano la testa e il cuore. “Vegliate e state pronti”: l’invito di Gesù nella pagina evangelica di questa domenica prima di avvento sembra aprire scenari interessanti sembra ricordarci che non basta vivacchiare ma è necessario vivere il tempo presente da cristiani.
La sola differenza che ci contraddistingue dagli altri uomini è quella lampada fragile della parola del Vangelo. È un bagliore esile che apre strade, che ci fa intravedere percorsi nuovi, che ci fa entrare in questa storia con lo stupore della fede. La debole fiamma del Vangelo ci aiuta a vivere, e non solo a sopravvivere, nel nostro presente. La fede non è un anestetico che toglie la paura del futuro ma la fiamma che ci aiuta a illuminare i nostri passi oggi. Se solo questa debole fiaccola la portassimo dentro le nostre relazioni, dentro le nostre occupazioni… non avremmo più paura dell’ora finale, dell’ora in cui il tempo di Dio sarà tutto e sarà salvezza o non salvezza. Se solo sapremo portare con noi, nella nostra storia quotidiana, la fiammella del Vangelo allora il futuro sarà luminoso. Dio non è solo il Signore dell’ultimo giorno, il giudice dell’ultima ora ma è anche Signore di questo tempo che stiamo vivendo adesso. Il suo primato dentro la nostra storia è una scelta che possiamo fare noi nella nostra libertà. Certamente è una scelta che ci compromette agli occhi del mondo ma una scelta che ci permetterà di vedere luce anche quando sarà notte. Avvento è attesa di questa luce che verrà, ma già fin da subito dobbiamo lasciarci illuminare e scaldare dalla potenza della vita di Dio che ancora una volta vuole intrecciarsi con la mia. Aiutiamoci ad accendere luci quando tutti intorno gridano che c’è buio. Buon Avvento.

Partono i cammini giovanili

Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto

Custodi di perle preziose

Si riparte? Potrebbe essere questa la domanda che si pone, ormai quasi alla fine di novembre, chi desidera vedere una celebrazione che da inizio al percorso giovanile in Parrocchia.
Perché? Quando mai ci siamo fermati? Potrebbe essere la domanda di chi invece è inserito dentro le attività giovanili e sa che, effettivamente, non c’è mai un tempo che finisce e uno che inizia perché tutto l’anno è un tempo per camminare.

Sì, ripartiamo per raggiungere un’altra tappa di quel cammino giovanile che mai si ferma. I giovani non hanno bisogno di stare in divano a guardare uno spettacolo che incomincia ma di mettersi in strada, di camminare sempre per non avvicinare il tempo della pensione. L’estate che abbiamo vissuta è stata intensa. Tanti giovani della nostra Unità Pastorale hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia. Tanti Giovani si sono sentiti rivolgere dal Papa queste parole: ” Cari giovani, non siamo venuti al mondo per “vegetare”, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta. E’ molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà. Non siamo liberi di lasciare un’impronta. Perdiamo la libertà. Proprio qui c’è una grande paralisi, quando cominciamo a pensare che felicità è sinonimo di comodità, che essere felice è camminare nella vita addormentato o narcotizzato, che l’unico modo di essere felice è stare come intontito. Amici, Gesù è il Signore del rischio, è il Signore del sempre “oltre”. Gesù non è il Signore del confort, della sicurezza e della comodità. Per seguire Gesù, bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Andare per le strade seguendo la “pazzia” del nostro Dio che che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali. Che ci stimola a pensare un’economia più solidale di questa. In tutti gli ambiti in cui vi trovate, l’amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri. E questo significa essere coraggiosi, questo significa essere liberi!” (Discorso durante la Veglia).

Ripartiamo! Ma per andare è necessario sapere da dove si parte. Così quest’anno lo impiegheremo per affondare lo sguardo sulle nostre radici umane, civili ed ecclesiali consapevoli, come ha ricordato sempre il Papa alla GMG che se si vuole essere coraggiosi e liberi la “prima condizione è avere memoria. Chiedermi da dove vengo: memoria della mia gente, memoria della mia famiglia, memoria di tutta la mia storia. Memoria di un cammino compiuto, memoria di quello che ho ricevuto dagli adulti. Un giovane senza memoria non può essere speranza per il futuro!” (Discorso ai Volontari).

Ripartiamo! Consapevoli di aver ricevuto “delle perle preziose” da gustare e custodire e farle risplendere per poi consegnarle ad altri… questa è la bellezza della fede, questa è la bellezza dei giovani che cercano Dio sapendo di custodirne la memoria che già è dentro di sé.