Mese: marzo 2017

“Ricordati uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai”.(Gen 3,19)

All’origine dell’uomo c’è un soffio vitale che dalla polvere lo fa sorgere. Alla fine dei giorni, quando Dio chiuderà la storia di questo mondo, un soffio vitale farà risorgere i corpi dalla terra e sarà vita per sempre.

Polvere. Facciamo fatica ad accettare l’espressione della scrittura in cui ci viene ricordato che il nostro vivere e il nostro morire altro non sono che l’espressione della misericordia di Dio che come respiro leggero ci tiene in vita e fa entrare la sua vita in noi.

Polvere siamo. Qualcuno deve dircelo. Siamo deboli e fragili. La polvere è cosa debole, fragile; la nostra vita è cosa debole, fragile basta un niente e crolliamo.

All’inizio del cammino in preparazione alla Pasqua, la Chiesa, che è madre e maestra, ci riporta a questo segno fragile, debole per ricordarci la nostra finitezza, per ricordarci che la nostra vita senza, colui che ogni giorno la abita e la sostiene, è vuota. La cenere sul capo ha lo scopo di ricordarci che il primato nella nostra vita è di Dio, non siamo noi Dio. Potrebbe sembrare cosa assurda mentre ogni giorno lottiamo per avere un posto di prestigio, per avere un ruolo, per essere qualcuno. Tuttavia a darci vera identità è ciò che siamo nel profondo non ciò che appariamo.  Talvolta, non riuscendo ad accettare la propria fragilità, e così nemmeno quella altrui, si arriva a pensare che la vita, se non mi da quello che voglio o non risponde più ai miei sogni o alle mie aspettative, non abbia più senso.

Siamo fragili. Non nascondiamocelo. Non vergogniamoci di essere fragili, deboli. È la nostra natura segnata dall’inganno del male! Non siamo superuomini, siamo creature e in quanto tali non siamo il Creatore. E questo lo possiamo comprendere solo se entriamo in noi stessi, in quella casa che Dio ci ha preparato e ci ha donato: la nostra vita. Entriamo quindi nella stanza della nostra vita questa sera. Rimaniamoci in questi quaranta giorni di deserto. È la stanza di cui ha parlato Gesù nel Vangelo. In questa stanza si può apprezzare la nostra vita dal di dentro, non secondo l’immagine che gli altri hanno di noi ma secondo ciò che effettivamente siamo.

Forse entrando troveremo polvere da togliere, muffa da estirpare, odore acre da rimuovere. Ma non prendiamo paura. Dietro la polvere, oltre le muffe, tolto l’odore vedremo la nostra vita con lo sguardo di Dio. Dio non ci sta giudicando ma ci sta amando e ci chiede di ritornare a lui: “Ritornate a me con tutto il cuore!” (Gioele 2,12).

Dio non giudica, ama. E proprio perché ci ama non si è vergognato di fare entrare suo figlio nella stanza più profonda della vita umana, nella stanza più difficile alla quale accediamo, quella della morte. Gesù è sceso nella più profonda ruvidezza della vita umana… è sceso anche nella tua vita. Non avere allora paura di entrarci tu stesso. Dio non ti sta giudicando, non farlo nemmeno tu. La bellezza della Quaresima è quella di essere un tempo in cui entrare per togliere il superfluo, per rinnovare, per aderire nuovamente al Signore.

Ma come fare? Gesù nel Vangelo ci offre tre vie per liberare la nostra stanza, la nostra vita da polvere, muffe e odore.

Una casa polverosa è una casa dimenticata. Così una vita senza Dio diventa polverosa, evanescente, in balia del primo vento che vi entra. La polvere, con i venti forti, non esce, ha bisogno di un soffio leggero. Dio abita la mia vita e, la preghiera, il dialogo profondo con lui, mi permettono di togliere la polvere, non solo di disperderla nell’aria. La mia vita è polverosa tanto più la chiudo all’azione di Dio. Dove lui passa la vita diventa densa, ritrova il suo senso anche nella fatica e anche quando i sogni, le aspirazioni si infrangono. Io ho senso anche oltre il fallimento. La preghiera è quel sottile soffio tra me e Dio, è il mezzo attraverso cui posso affidarmi a Dio, posso capire come lui mi veda, come lui mi ami…

Entrando nella stanza della mia vita potrei poi trovarvi la muffa. Attacca le pareti più fredde, le riveste di una patina nera. Così può essere la mia vita in relazione ai fratelli. Quando giudico, quando chiacchiero contro l’altro, quando mi ritengo superiore agli altri, quando non mi apro all’altro la mia vita ammuffisce. Gesù mi da una seconda indicazione per una vita piena: nel segreto della tua camera usa la carità. L’elemosina non è solo la monetina che mi lava la coscienza ma è il segno esteriore di un cuore capace di amore, di perdono, di riconoscenza, di gratitudine. Talvolta addirittura i soldi nascondono l’incapacità di amare…Quanta gente vive nella tristezza, nella paura, nel vuoto interiore perché non ha mai sentito una parola di interessamento, di affetto, di bene e così rischia di non amare a sua volta. Nella stanza interiore della tua vita, apriti all’altro nel nome di Gesù. Non mostrare la tua carità ma mettila in atto. La muffa si toglie con prodotti potenti, forti. La muffa della solitudine, della paura, della noia, si toglie uscendo da noi stessi, aprendoci ai bisogni dell’altro. Il cristiano sa che il rimedio a tanti mali personali è l’offrire se stessi per gli altri. La carità ci butta fuori, seppur senza grandi glorie, e toglie da noi la muffa dell’indifferenza e della solitudine.

E infine dentro di noi potremmo trovare l’odore del peccato. Il peccato puzza, toglie profumo alla vita bella. È una fragranza che inizialmente appare come profumo ma che poi, quando impregna tutto di noi, infastidisce, puzza appunto. Se entrando nella tua stanza, nella tua vita vi trovi l’odore del peccato che, lasciato lì, ti sta facendo marcire: digiuna, rinuncia. È la terza via che ci indica Gesù. Il digiuno come distacco dalle cose, come esercizio per avvicinarmi sempre di più a Gesù. Ecco perché il digiuno non può essere relegato soltanto ad un piatto di pasta in meno. Il digiuno è dire al mio cuore: “Questa cosa ti piace ma non è essenziale proviamo a fare senza…”e ti sforzi, ci provi. Si, in alcuni giorni potrai sentirti come una casa con le finestre aperte, pulita e profumata, altre volte potrai sentire l’odore del peccato che ritorna! Non disperare, la misericordia di Dio è per noi! Il Perdono dato nel sacramento della confessione è lo stato permanente con cui la Chiesa abbraccia i suoi figli e compie in nome di Dio l’atto più grande e più bello in assoluto. Fa profumare la nostra anima delle fragranze del giardino delle origini e del giardino di Pasqua. Si, “lasciamoci riconciliare con Dio!” egli ci sta aspettando.

Entra allora nella stanza della tua vita. Non avere paura di scendere in profondità. Si, fa paura riconoscere che sei polvere, fragile, peccatore! Ma più grande della paura è la gioia di sapere che basta un soffio dell’amore di Dio a farci risollevare, a prenderci per mano e a farci diventare pienamente uomini o donne, nonostante i nostri difetti e i nostri limiti.

“Ricordati che sei polvere, in polvere ritornerai”. La cenere che ci è stata posta abbondante sul capo ci ricordi la nostra fragilità e la nostra possibilità di affidarla a Dio. Se nella mia fragilità entra il Signore cresce la vita, quella vera. Buona Quaresima.

don Enrico

(Foto: Franco Fioravanti)