Categoria: Adolescenti

Iscrizione Campi Estivi

Sono aperte le iscrizioni ai CAMPI ESTIVI.

CLICCA QUI per scaricare il modulo per il CAMPO RAGAZZI QUINTA PRIMARIA-   30 Giugno/7 Luglio

-> per questo campo restano ancora una decina di posti! Affrettati!

 

CLICCA QUI per scaricare il modulo per il CAMPO RAGAZZI UNO –  1 media 14/21 Luglio

-> per questo campo i posti sono già stati esauriti, resta la possibilità di farsi aggiungere alla LISTA DI ATTESA.

 

CLICCA QUI per scaricare il modulo per il CAMPO RAGAZZI DUE – 2 media 18/25 Agosto

-> per questo campo restano ancora una decina di posti! Affrettati!

 

CLICCA QUI per scaricare il modulo per il CAMPO RAGAZZI TRE – 3 media 25 Agosto/1 Settembre

-> per questo campo restano ancora una decina di posti! Affrettati!

 

 

 

 

 

 

CLICCA QUI per scaricare il modulo di iscrizione e la scheda sanitaria del campo GIOVANISSIMI

I posti di questo campo sono esauriti.

 

Iscrizione Festa Giovani e Festa Ragazzi

Sono Aperte le iscrizioni alle feste per giovani (over 14) e ragazzi (medie) organizzate dai salesiani a Jesolo.

FESTA GIOVANI

(dalla 1 superiore in su)

10 marzo 2019

clicca qui per scaricare il programma e il foglio iscrizione

 

FESTA RAGAZZI

(dalla 1 alla 3 media)

17 marzo 2019

clicca qui per scaricare il programma e il foglio iscrizione

 

ATTENZIONE

per risultare iscritto devi compilare e far firmare dai genitori anche il MODULO PRIVACY che trovi QUI.

LE ISCRIZIONI verranno raccolte domenica 10 Febbraio dopo la Messa delle 11.30 a santa Sofia

successivamente, si potrà fare riferimento alla portineria dell’istituto Immacolata a Santa Sofia.

 

ISCRIZIONI AI CAMPI

Domenica 10 Febbraio al termine della S. Messa delle 11.30 di S. Sofia, presso il Centro Giovanile

Aprono ufficialmente le iscrizioni ai CAMPI-SCUOLA.

Leggi con attenzione i moduli di iscrizione per sapere cosa portare per iscriverti.

Dopo l’apertura delle iscrizioni, i moduli iscrizione vanno consegnati ai REFERENTI-iscrizioni, come indicato in ciascun modulo.

CLICCA QUI per scaricare il modulo per il CAMPO RAGAZZI UNO – 5 Primaria & 1 media 14/21 Luglio

 

CLICCA QUI per scaricare il modulo per il CAMPO RAGAZZI DUE – 2 media 18/25 Agosto

 

CLICCA QUI per scaricare il modulo per il CAMPO RAGAZZI TRE – 3 media 25 Agosto/1 Settembre

 

 

CAMPO CRESIMANDI A CAVIOLA

 

Anche quest’anno i cresimandi, che riceveranno la Cresima il 28 gennaio prossimo, sono invitati al campo invernale dal 27 al 30 dicembre prossimo.

è necessario iscriversi entro l’8 dicembre…

  • scaricando il modulo, compilandolo e riconsegnandolo insieme alla caparra (30 euro) o alla quota intera (80 euro) ai catechisti/animatori

“Ricordati uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai”.(Gen 3,19)

All’origine dell’uomo c’è un soffio vitale che dalla polvere lo fa sorgere. Alla fine dei giorni, quando Dio chiuderà la storia di questo mondo, un soffio vitale farà risorgere i corpi dalla terra e sarà vita per sempre.

Polvere. Facciamo fatica ad accettare l’espressione della scrittura in cui ci viene ricordato che il nostro vivere e il nostro morire altro non sono che l’espressione della misericordia di Dio che come respiro leggero ci tiene in vita e fa entrare la sua vita in noi.

Polvere siamo. Qualcuno deve dircelo. Siamo deboli e fragili. La polvere è cosa debole, fragile; la nostra vita è cosa debole, fragile basta un niente e crolliamo.

All’inizio del cammino in preparazione alla Pasqua, la Chiesa, che è madre e maestra, ci riporta a questo segno fragile, debole per ricordarci la nostra finitezza, per ricordarci che la nostra vita senza, colui che ogni giorno la abita e la sostiene, è vuota. La cenere sul capo ha lo scopo di ricordarci che il primato nella nostra vita è di Dio, non siamo noi Dio. Potrebbe sembrare cosa assurda mentre ogni giorno lottiamo per avere un posto di prestigio, per avere un ruolo, per essere qualcuno. Tuttavia a darci vera identità è ciò che siamo nel profondo non ciò che appariamo.  Talvolta, non riuscendo ad accettare la propria fragilità, e così nemmeno quella altrui, si arriva a pensare che la vita, se non mi da quello che voglio o non risponde più ai miei sogni o alle mie aspettative, non abbia più senso.

Siamo fragili. Non nascondiamocelo. Non vergogniamoci di essere fragili, deboli. È la nostra natura segnata dall’inganno del male! Non siamo superuomini, siamo creature e in quanto tali non siamo il Creatore. E questo lo possiamo comprendere solo se entriamo in noi stessi, in quella casa che Dio ci ha preparato e ci ha donato: la nostra vita. Entriamo quindi nella stanza della nostra vita questa sera. Rimaniamoci in questi quaranta giorni di deserto. È la stanza di cui ha parlato Gesù nel Vangelo. In questa stanza si può apprezzare la nostra vita dal di dentro, non secondo l’immagine che gli altri hanno di noi ma secondo ciò che effettivamente siamo.

Forse entrando troveremo polvere da togliere, muffa da estirpare, odore acre da rimuovere. Ma non prendiamo paura. Dietro la polvere, oltre le muffe, tolto l’odore vedremo la nostra vita con lo sguardo di Dio. Dio non ci sta giudicando ma ci sta amando e ci chiede di ritornare a lui: “Ritornate a me con tutto il cuore!” (Gioele 2,12).

Dio non giudica, ama. E proprio perché ci ama non si è vergognato di fare entrare suo figlio nella stanza più profonda della vita umana, nella stanza più difficile alla quale accediamo, quella della morte. Gesù è sceso nella più profonda ruvidezza della vita umana… è sceso anche nella tua vita. Non avere allora paura di entrarci tu stesso. Dio non ti sta giudicando, non farlo nemmeno tu. La bellezza della Quaresima è quella di essere un tempo in cui entrare per togliere il superfluo, per rinnovare, per aderire nuovamente al Signore.

Ma come fare? Gesù nel Vangelo ci offre tre vie per liberare la nostra stanza, la nostra vita da polvere, muffe e odore.

Una casa polverosa è una casa dimenticata. Così una vita senza Dio diventa polverosa, evanescente, in balia del primo vento che vi entra. La polvere, con i venti forti, non esce, ha bisogno di un soffio leggero. Dio abita la mia vita e, la preghiera, il dialogo profondo con lui, mi permettono di togliere la polvere, non solo di disperderla nell’aria. La mia vita è polverosa tanto più la chiudo all’azione di Dio. Dove lui passa la vita diventa densa, ritrova il suo senso anche nella fatica e anche quando i sogni, le aspirazioni si infrangono. Io ho senso anche oltre il fallimento. La preghiera è quel sottile soffio tra me e Dio, è il mezzo attraverso cui posso affidarmi a Dio, posso capire come lui mi veda, come lui mi ami…

Entrando nella stanza della mia vita potrei poi trovarvi la muffa. Attacca le pareti più fredde, le riveste di una patina nera. Così può essere la mia vita in relazione ai fratelli. Quando giudico, quando chiacchiero contro l’altro, quando mi ritengo superiore agli altri, quando non mi apro all’altro la mia vita ammuffisce. Gesù mi da una seconda indicazione per una vita piena: nel segreto della tua camera usa la carità. L’elemosina non è solo la monetina che mi lava la coscienza ma è il segno esteriore di un cuore capace di amore, di perdono, di riconoscenza, di gratitudine. Talvolta addirittura i soldi nascondono l’incapacità di amare…Quanta gente vive nella tristezza, nella paura, nel vuoto interiore perché non ha mai sentito una parola di interessamento, di affetto, di bene e così rischia di non amare a sua volta. Nella stanza interiore della tua vita, apriti all’altro nel nome di Gesù. Non mostrare la tua carità ma mettila in atto. La muffa si toglie con prodotti potenti, forti. La muffa della solitudine, della paura, della noia, si toglie uscendo da noi stessi, aprendoci ai bisogni dell’altro. Il cristiano sa che il rimedio a tanti mali personali è l’offrire se stessi per gli altri. La carità ci butta fuori, seppur senza grandi glorie, e toglie da noi la muffa dell’indifferenza e della solitudine.

E infine dentro di noi potremmo trovare l’odore del peccato. Il peccato puzza, toglie profumo alla vita bella. È una fragranza che inizialmente appare come profumo ma che poi, quando impregna tutto di noi, infastidisce, puzza appunto. Se entrando nella tua stanza, nella tua vita vi trovi l’odore del peccato che, lasciato lì, ti sta facendo marcire: digiuna, rinuncia. È la terza via che ci indica Gesù. Il digiuno come distacco dalle cose, come esercizio per avvicinarmi sempre di più a Gesù. Ecco perché il digiuno non può essere relegato soltanto ad un piatto di pasta in meno. Il digiuno è dire al mio cuore: “Questa cosa ti piace ma non è essenziale proviamo a fare senza…”e ti sforzi, ci provi. Si, in alcuni giorni potrai sentirti come una casa con le finestre aperte, pulita e profumata, altre volte potrai sentire l’odore del peccato che ritorna! Non disperare, la misericordia di Dio è per noi! Il Perdono dato nel sacramento della confessione è lo stato permanente con cui la Chiesa abbraccia i suoi figli e compie in nome di Dio l’atto più grande e più bello in assoluto. Fa profumare la nostra anima delle fragranze del giardino delle origini e del giardino di Pasqua. Si, “lasciamoci riconciliare con Dio!” egli ci sta aspettando.

Entra allora nella stanza della tua vita. Non avere paura di scendere in profondità. Si, fa paura riconoscere che sei polvere, fragile, peccatore! Ma più grande della paura è la gioia di sapere che basta un soffio dell’amore di Dio a farci risollevare, a prenderci per mano e a farci diventare pienamente uomini o donne, nonostante i nostri difetti e i nostri limiti.

“Ricordati che sei polvere, in polvere ritornerai”. La cenere che ci è stata posta abbondante sul capo ci ricordi la nostra fragilità e la nostra possibilità di affidarla a Dio. Se nella mia fragilità entra il Signore cresce la vita, quella vera. Buona Quaresima.

don Enrico

(Foto: Franco Fioravanti)

UN TEMPO PER ACCENDERE LUCI

 

Con l’Avvento riparte tutto. Inizia il nuovo anno liturgico, il tempo secondo Dio si intreccia con il nostro tempo; così lo scorrere dei giorni, ci ricorda la liturgia, per il cristiano diventa tempo sacro, tempo in cui la strada di Dio si incrocia con la strada degli uomini e diventa storia di salvezza. Dio ci sta salvando. Ancora. Oggi. Ogni tanto è necessario ricordarci che il tempo scorre, che la storia passa, anche se tante volte si ripete e anche se tante volte da ciò che la storia ci consegna non impariamo nulla, o poca cosa, per il tempo presente quasi non fosse più “maestra di vita”. Oggi ripartiamo con lo sguardo rivolto a ciò che saremo quando il Signore della storia tornerà sulle nubi del cielo. Tra il presente che viviamo e il futuro che ci attende c’è l’Avvento, il tempo di attesa. E in questo tempo di attesa che si fa? Stiamo come seduti in fianco a una storia che, seppur in continua agitazione, sta partorendo cose nuove, germogli di vita, germi di vita eterna. Nel buio si accende una luce: è la speranza cristiana, è la certezza che il nostro futuro è sempre nelle mani di Dio.
Noi viviamo in “uno stato di insistente penombra in cui tutto avanza con le sembianze di un fantasma e nella quale ci si addentra con circospetta prudenza. I molti lampi che attraversano il cielo sono folgori che seminano inquietudine consumando il fragile capitale della speranza” (G. Zanchi). Dentro questo scenario al quanto realistico noi umani assumiamo atteggiamenti diversi. Qualcuno cammina contando i passi con il barlume irrealistico del “casomai torno indietro”, qualcuno cerca segni nascosti, suoni o profumi familiari che lo portino fuori dalla situazione. Qualcun altro attende che la situazione si risolva da sola.
Ciò che stiamo vivendo non è molto diverso dai tempi di Noè in cui tutti vivevano preoccupati del presente, incastrati dentro logiche perverse in cui il proprio io arrivava fino al cielo, al punto di sovrastare quel Dio che non sembrava più rispondere alle esigenze degli uomini, ma che anzi sembrava essersi allontanato dalla storia. La storia sembra ripetersi oggi, concentrati sul nostro presente ci sembra di non dover pensare ad altro se non a lasciare che il tempo faccia il suo corso…e le lamentele ci intasano la testa e il cuore. “Vegliate e state pronti”: l’invito di Gesù nella pagina evangelica di questa domenica prima di avvento sembra aprire scenari interessanti sembra ricordarci che non basta vivacchiare ma è necessario vivere il tempo presente da cristiani.
La sola differenza che ci contraddistingue dagli altri uomini è quella lampada fragile della parola del Vangelo. È un bagliore esile che apre strade, che ci fa intravedere percorsi nuovi, che ci fa entrare in questa storia con lo stupore della fede. La debole fiamma del Vangelo ci aiuta a vivere, e non solo a sopravvivere, nel nostro presente. La fede non è un anestetico che toglie la paura del futuro ma la fiamma che ci aiuta a illuminare i nostri passi oggi. Se solo questa debole fiaccola la portassimo dentro le nostre relazioni, dentro le nostre occupazioni… non avremmo più paura dell’ora finale, dell’ora in cui il tempo di Dio sarà tutto e sarà salvezza o non salvezza. Se solo sapremo portare con noi, nella nostra storia quotidiana, la fiammella del Vangelo allora il futuro sarà luminoso. Dio non è solo il Signore dell’ultimo giorno, il giudice dell’ultima ora ma è anche Signore di questo tempo che stiamo vivendo adesso. Il suo primato dentro la nostra storia è una scelta che possiamo fare noi nella nostra libertà. Certamente è una scelta che ci compromette agli occhi del mondo ma una scelta che ci permetterà di vedere luce anche quando sarà notte. Avvento è attesa di questa luce che verrà, ma già fin da subito dobbiamo lasciarci illuminare e scaldare dalla potenza della vita di Dio che ancora una volta vuole intrecciarsi con la mia. Aiutiamoci ad accendere luci quando tutti intorno gridano che c’è buio. Buon Avvento.

Partono i cammini giovanili

Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto

Custodi di perle preziose

Si riparte? Potrebbe essere questa la domanda che si pone, ormai quasi alla fine di novembre, chi desidera vedere una celebrazione che da inizio al percorso giovanile in Parrocchia.
Perché? Quando mai ci siamo fermati? Potrebbe essere la domanda di chi invece è inserito dentro le attività giovanili e sa che, effettivamente, non c’è mai un tempo che finisce e uno che inizia perché tutto l’anno è un tempo per camminare.

Sì, ripartiamo per raggiungere un’altra tappa di quel cammino giovanile che mai si ferma. I giovani non hanno bisogno di stare in divano a guardare uno spettacolo che incomincia ma di mettersi in strada, di camminare sempre per non avvicinare il tempo della pensione. L’estate che abbiamo vissuta è stata intensa. Tanti giovani della nostra Unità Pastorale hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia. Tanti Giovani si sono sentiti rivolgere dal Papa queste parole: ” Cari giovani, non siamo venuti al mondo per “vegetare”, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta. E’ molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà. Non siamo liberi di lasciare un’impronta. Perdiamo la libertà. Proprio qui c’è una grande paralisi, quando cominciamo a pensare che felicità è sinonimo di comodità, che essere felice è camminare nella vita addormentato o narcotizzato, che l’unico modo di essere felice è stare come intontito. Amici, Gesù è il Signore del rischio, è il Signore del sempre “oltre”. Gesù non è il Signore del confort, della sicurezza e della comodità. Per seguire Gesù, bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Andare per le strade seguendo la “pazzia” del nostro Dio che che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali. Che ci stimola a pensare un’economia più solidale di questa. In tutti gli ambiti in cui vi trovate, l’amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri. E questo significa essere coraggiosi, questo significa essere liberi!” (Discorso durante la Veglia).

Ripartiamo! Ma per andare è necessario sapere da dove si parte. Così quest’anno lo impiegheremo per affondare lo sguardo sulle nostre radici umane, civili ed ecclesiali consapevoli, come ha ricordato sempre il Papa alla GMG che se si vuole essere coraggiosi e liberi la “prima condizione è avere memoria. Chiedermi da dove vengo: memoria della mia gente, memoria della mia famiglia, memoria di tutta la mia storia. Memoria di un cammino compiuto, memoria di quello che ho ricevuto dagli adulti. Un giovane senza memoria non può essere speranza per il futuro!” (Discorso ai Volontari).

Ripartiamo! Consapevoli di aver ricevuto “delle perle preziose” da gustare e custodire e farle risplendere per poi consegnarle ad altri… questa è la bellezza della fede, questa è la bellezza dei giovani che cercano Dio sapendo di custodirne la memoria che già è dentro di sé.